OMAR
KHAYYÂM (persiano, decimo secolo d.c.)
(non
vi fermate alle poesie di Khayyam, distanti da noi per sensibilità,
arrivate sino a Hikmet…)
Sempre
la voglia mia si volge al vino,
Sempre l'orecchio ai flauti, alle mandòle
Quando col cener mio
Formerà un vaso, un giorno, il vaselliere,
Sempre colmo di vin resti quel vaso
Sempre l'orecchio ai flauti, alle mandòle
Quando col cener mio
Formerà un vaso, un giorno, il vaselliere,
Sempre colmo di vin resti quel vaso
Dalla
taverna, all'alba, venne un grido:
O
scapestrati da taverna, o folli,
Levatevi
e di vin s'empia una coppa,
Pria
che s'empia misura a nostra vita.
Ho
visto nel mercato un pentolaio
Su
fresca terra menar calci assai,
Quando
la creta così disse: Sai?
Un
dì fui come te. Non trattar male.
NAZIM
HIKMET
“Riempi
il tuo cranio di vino, prima che si riempia di terra”, disse
Khayyam.
E
disse un uomo che passava dal roseto, lungo naso e sandali sfondati:
“In
questo mondo, pieno di grazie ancor più che di stelle, ho fame,
di
quale vino vai cianciando? Nemmeno al pane bastano i miei soldi”.
(due
poeti distanti dieci secoli, di terre contigue per cultura geografia
ed emozioni, ma quanta strada di consapevolezza!)

