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lunedì 1 giugno 2015

 



OMAR KHAYYÂM (persiano, decimo secolo d.c.)
(non vi fermate alle poesie di Khayyam, distanti da noi per sensibilità, arrivate sino a Hikmet…)
Sempre la voglia mia si volge al vino,
Sempre l'orecchio ai flauti, alle mandòle
Quando col cener mio
Formerà un vaso, un giorno, il vaselliere,
Sempre colmo di vin resti quel vaso
Dalla taverna, all'alba, venne un grido:
O scapestrati da taverna, o folli,
Levatevi e di vin s'empia una coppa,
Pria che s'empia misura a nostra vita.
Ho visto nel mercato un pentolaio
Su fresca terra menar calci assai,
Quando la creta così disse: Sai?
Un dì fui come te. Non trattar male.
 


NAZIM HIKMET
Riempi il tuo cranio di vino, prima che si riempia di terra”, disse Khayyam.
E disse un uomo che passava dal roseto, lungo naso e sandali sfondati:
In questo mondo, pieno di grazie ancor più che di stelle, ho fame,
di quale vino vai cianciando? Nemmeno al pane bastano i miei soldi”.


(due poeti distanti dieci secoli, di terre contigue per cultura geografia ed emozioni, ma quanta strada di consapevolezza!)