giovedì 23 marzo 2017

Un'altra primavera (che fretta c'era, maledetta primavera, la, la, la.





                                     Vladimir Kush Fauna nella Mancha

UN’ALTRA PRIMAVERA


Nella bocca dorata di un fiore
il nero odore della terra in primavera.
Non più teschi sui nostri tavoli
ma l’insinuante
prova della morte – come se avessimo bisogno
di nuovi modi di morire? No,
non abbiamo bisogno
di nuovi modi di morire.
La morte in noi continua
a mettere alla prova lo sfrenato
rischio di vivere,
così come Adamo lo arrischiò.
Bocca dorata, il sorriso obliquo
della luna verso ovest
è alla finestra nera,
Calavera di Primavera.
Mi fraintendete?
Sto parlando di vivere
di muoversi da un attimo verso
il seguente, e verso quello
che viene dopo, respirando,
morte nell’aria di primavera, sapendo che
aria vuol dire anche
musica a cui cantare.

DENISE LEVERTOV ( TRAD.FERNANDA PIVANO)







                                                  Cesare Laurenti Visione antica, 1901



ADDIO  AD UNA VISTA


Non ce l’ho con la primavera
 perché è tornata.
 Non la incolpo
 perché adempie come ogni anno
 ai suoi doveri.
 Capisco che la mia tristezza
 non fermerà il verde.
 Il filo d’erba, se oscilla,
 è solo al vento.
 Non mi fa soffrire
 che gli isolotti di ontani sulle acque
 abbiano di nuovo con che stormire.
 Prendo atto
 che la riva di un certo lago
 è rimasta – come se tu vivessi ancora bella
 come era.
 Non ho rancore
 contro la vista per la vista
 sulla baia abbacinata dal sole.
 Riesco perfino ad immaginare
 che degli altri, non noi
 siedano in questo momento
 sul tronco rovesciato d’una betulla.
 Rispetto il loro diritto
 a sussurrare, ridere
 e tacere felici.
 Suppongo perfino
 che li unisca l’amore
 e che lui stringa lei
 con il suo braccio vivo.
 Qualche giovane ala
 fruscia nei giuncheti.
 Auguro loro sinceramente
 di sentirla.
 Non esigo alcun cambiamento
 dalle onde vicine alla riva,
 ora leste, ora pigre
 e non a me obbedienti.
 Non pretendo nulla
 dalle acque fonde accanto al bosco,
 ora color smeraldo,
 ora color zaffiro
 ora nere.
 Una cosa non accetto.
 Il mio ritorno là.
 Il privilegio della presenza ci
 rinuncio.
 Ti sono sopravvissuta solo
 e soltanto quanto basta
 per pensare da lontano.

WISŁAWA SZYMBORSKA





Cos’è questo gusto di sangue in bocca?
Rivendico il diritto di appassire
lontano dalle forre in cui sorridono
stupide bocche di leone leccate di giallo.
Rivendico il diritto alle lacrime!
Sono allergico ai fiori:
ditelo al papavero
che se ne stava tronfio e fu decapitato;
ditelo alle viole, nascoste comari consapevoli
che sono caduche e marciranno
sotto la ruota del carro, in due ore.

E voi, che festeggiate il bacco vegetale
con passi ubriachi
come un ditirambo di disgraziati
e belate o ululate
secondo la vostra natura. Voi, dico
che inciampate sul senso e sul ritmo
ma vi rialzate e lestamente lo scavalcate.
Noi tutti rassomigliamo all’inverno
sterile senza impegno
senza neve senza pane senza coltura
senza regola né misura
senza meta perché senza storia.
Non ho più profumati versi:
oggi sono allergico persino alla poesia!

Fabrizio Sapio
(21 marzo: Primavera e Giornata mondiale della poesia)



                                      Magritte - Colgonda, 1953

La vedi la rondine?
Scende in picchiata
come un kamikaze
radente al suolo,
ai sassi, ai ciuffi d'erba.
Schiva gli ostacoli
quando tutto sembra
ormai perduto
furia d'istinto controllato.
Ali di nera forbice
tagliano l'aria e le speranze.
Grido è il suo disappunto
per una stagione tardiva.
Io come lei
la vivo male.

Adele Musso


"Che resta di un sogno erotico se
al risveglio è diventato un poeta
se a mani vuote di te
non so più fare
come se non fosse amore
se per errore
chiudo gli occhi e penso a te."





 Selezione poetica e immagini a cura di Adele Musso e Fabrizio Sapio - Guest star Loretta Goggi


giovedì 16 marzo 2017

Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi un uomo estraneo per te stesso egualmente t’amerei. Camillo Sbarbaro








Il padre

Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d'acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mi bruciano gli occhi e le tempie.

Il mal d'amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.

Poi... chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.
Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla... È l'autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.

Ascolterò nella notte le tue parole:
...figlio, figlio mio ...
E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

Pablo Neruda
                     (Paul Cézanne, ritratto del padre 1866)


A mio padre
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro al sonno. Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.

Alfonso Gatto

                       (Fausto Pirandello, Siccità 1936/1937)


Al padre
Dove sull'acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da tre giorni, è dicembre d'uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele disseccate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po' più in là dell'odio e dell'invidia.
Quel rosso sul tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d'aquila.
E ora nell'aquila dei tuoi novant'anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d'Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo - difficile affinità
di pensieri - per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
«Baciamu li mani». Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

Salvatore Quasimodo 

        (V. Van Gogh, Père Tanguy, 1887)


A mio padre
Sei oltre la ringhiera del ponte Corleone
in linea con l'acqua che casca sui topi e sui rifiuti del quotidiano
Nel verso dell'acqua si mischia la tua parola e il grido : ho fame
la stessa che nutre il marmo e la terra
Un passaggio veloce tra le auto,
colonne senza decoro
Ti immagino seduto sul greto indifferente a tutto
tranne al tuo giornale e al fondo buio della tazzina.

Adele Musso 

 
 Selezione poetica e immagini a cura di Adele Musso e Fabrizio Sapio