mercoledì 20 maggio 2015

per tutte le rose spente in questo strano maggio















                            (riproduzione di The soul of the Rose di J. Watehouse di A.Musso)


Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici.
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.
Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.
Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d'una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.
Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco.

(Pablo Neruda , 5 gennaio 1942)




                                           (Renato Guttuso ritrae Pablo Neruda)

CUANDO SEPAS QUE HE MUERTO

Cuando sepas que he muerto, no pronuncies mi nombre
porque se detendrá la muerte y el reposo.

Cuando sepas que he muerto di sílabas extrañas
pronuncia flor, abeja, lágrima, pan, tormenta.

No dejes que tus labios hallen mis once letras.
Tengo sueño, he amado, he ganado el silencio.

(Quando saprai che son morto  non pronunciare il mio nome
perché si fermerebbe  la morte e il riposo.
Quando saprai che son morto di sillabe strane
pronuncia fiore, ape, lacrima, pane, tempesta.
Non lasciare che le tue labbra trovino le mie undici lettere.
Ho sonno, ho amato, ho  raggiunto il silenzio).

Attribuita a Ernesto Guevara de la Serna  “El Che”
(…e se non è sua, amo pensare che avrebbe potuto…)


2 commenti:

  1. Selezione poetica a cura di Fabrizio Sapio.

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  2. Che bella pagina, sogno, sonno tutto diventa poesia. Bravo Fabrizio, vorrei sentirla leggere da te!
    Nina

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