Visualizzazione post con etichetta Alfonso Gatto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alfonso Gatto. Mostra tutti i post

giovedì 16 marzo 2017

Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi un uomo estraneo per te stesso egualmente t’amerei. Camillo Sbarbaro








Il padre

Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d'acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mi bruciano gli occhi e le tempie.

Il mal d'amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.

Poi... chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.
Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla... È l'autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.

Ascolterò nella notte le tue parole:
...figlio, figlio mio ...
E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

Pablo Neruda
                     (Paul Cézanne, ritratto del padre 1866)


A mio padre
Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l'ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni libertà s'accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un'ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
Com'è bella la notte e com'è buona
ad amarci così con l'aria in piena
fin dentro al sonno. Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgente a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l'alba.

Alfonso Gatto

                       (Fausto Pirandello, Siccità 1936/1937)


Al padre
Dove sull'acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da tre giorni, è dicembre d'uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele disseccate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po' più in là dell'odio e dell'invidia.
Quel rosso sul tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d'aquila.
E ora nell'aquila dei tuoi novant'anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d'Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo - difficile affinità
di pensieri - per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
«Baciamu li mani». Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

Salvatore Quasimodo 

        (V. Van Gogh, Père Tanguy, 1887)


A mio padre
Sei oltre la ringhiera del ponte Corleone
in linea con l'acqua che casca sui topi e sui rifiuti del quotidiano
Nel verso dell'acqua si mischia la tua parola e il grido : ho fame
la stessa che nutre il marmo e la terra
Un passaggio veloce tra le auto,
colonne senza decoro
Ti immagino seduto sul greto indifferente a tutto
tranne al tuo giornale e al fondo buio della tazzina.

Adele Musso 

 
 Selezione poetica e immagini a cura di Adele Musso e Fabrizio Sapio

mercoledì 2 dicembre 2015

Respiri piano per non far rumore ti addormenti di sera e ti risvegli col sole








Lo spiraglio dell'alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.

Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell'alba
sulle colline scure.

Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell'alba
sommergono le case.

La città rabbrividisce,
odorano le pietre -
sei la vita, il risveglio.

Stella sperduta
nella luce dell'alba,
cigolio della brezza,
tepore, respiro -
è finita la notte.

Sei la luce e il mattino.

Cesare Pavese

MATTINA

M’illumino
d’immenso

(prima versione:

M’illumino
d’immenso
con un breve
moto
di sguardo)

Giuseppe Ungaretti



“Sentinella, a che punto è la notte?”
La sentinella risponde:
”Viene la mattina, e viene anche la notte.
Se volete interrogare, interrogate pure;
tornate un'altra volta”

Isaia 21,11-12
Non si può toccare l'alba
se non si sono percorsi i sentieri della notte.
Kahlil Gibran


 


Com'e' spoglia la luna, è quasi l'alba.
Si staccano i convogli, nella piazza
bruna di terra il verde dei giardini
trema d'autunno nei cancelli.
E' l'ora fioca in cui s'incide al freddo
la tua città deserta, appena un trotto
remoto di cavallo, l'attacchino
sposta dolce la scala lungo i muri
in un fruscio di carta.
La tua stanza
leggera come il sonno sarà nuova
e in un parato da campagna al sole
roseo d'autunno s'aprira'.
La fredda
banchina dei mercati odora d'erba.
La porta verde della chiesa è il mare.
Alfonso Gatto
______

SEQUENZA DELL’ALBA

Non ho mai consentito a un’alba
di risvegliare il mondo
senza il mio controllo da notaio:
enumerare gli alberi in giardino
prima che il sole li incalzi;
rassettare il prato e schierare i fiori in fila;
censire i cespugli a partita doppia:
tante foglie cadute e tante nuove.
Tutto resta in attesa.

Non ho mai consentito a un’alba
di presentarsi al mondo
senza la mia trazione da levatrice:
la Madre Terra accosciata
espelle il pallido sole
ancora incantucciato
nella placenta dell’atmosfera.

Clampo il funicolo e mi assicuro
che il flusso dei vasi s’arresti.

Solo allora recido il cordone
e stendo il sole sul largo petto della terra.
Ed essa  affaticata si rallegra
concertando la vita di suoni.

Non ho mai consentito a un’alba
di illuminare il mondo
senza il mio sguardo da regista:
il velario si snebbia
e l’orizzonte si dispiega
tra le quinte dei miei arbusti.

-Su con quei fari! Avanti quel tepore!
-Tirate quelle funi, carpentieri!
-Che fanno quei profumi che si attardano
nella molle rugiada?
-Alba, il tuo corpo rosato
alza dal letto del tuo vecchio amante!
-Puttana,
da un pezzo dovresti essere in scena!

Il gran teatro del mondo
visto dal mio giardino con questi miei occhi
incede sul proscenio per me solo!

Fabrizio  9mar12






Non c’è tempo nel buio,
la voce non scolora,
la lingua s’accomoda spinge i denti,
forza le labbra.
Rigide conserte braccia e gambe.
Che l’alba non s’apre e il sole resta un disco
cieco ingoiato da uno spazio invaso, inevaso.
In quel luogo dove i baci non si rimarginano
sul viso stanco è inviso l’amore.
Divide come un diastema che non è gemma
Salgemma che brucia e assale.
Tu chiudi gli occhi e cuci i margini
Sotterri lembi e palpebre
Con la punta della scarpa hai schiacciato i passi
Un calcio alla sfera.
Rigorosa e sola.


A.M. 2/12/2015 all'alba