mercoledì 11 maggio 2016

Dovremmo misurare meglio le parole: ché il mondo deperisce eppure ingrassa






                                                  Chagall


 Se facessimo un conto delle cose
 che non tornano, come quella lampada
 fulminata nell'atrio alla stazione
 e il commiato allo scuro, avremmo allora
 già perso, e il secolo altra luce esplode
 che può farsi per noi definitiva.
 Ma se ha forza incisiva sulla nostra
 corteccia questa pioggia nel parco
 da scavare una memoria - compresente
 il piano d'assedio cittadino in tutto il quadrilatero -
 e curiosi dei pappagalli un imbarazzo
 ci rende, per un attimo, dicendoti dei fili di tabacco
 che hai sul labbro, e perfino una scoperta
 abbiamo riserbata: anche a te piace
 camminare? (e te non stanca? che porti
 tacchi alti, polsi, giunture fragili
 che il mio braccio trova a fianco,
 il tuo fianco, le mani provate sopra i tasti
 milanese signorina)
 se ci pare che quadri tutto questo
 con l'anagrafe e il mestiere, non il minimo buonsenso
 un taxi se piove / separé da Motta
 Ginepro e Patria / poltrone alla prima
 ci rimane, o dignità, se abbiamo solo in testa
 svariate idee d'amore e d'ingiustizia.

 Elio Pagliarani


                                     Renato Guttuso, Le dattilografe



Il doppio sguardo

 Quante volte si è detto
 il mondo deperisce.
 Quante volte si è detto
 il mondo fa naufragio.
 Dovremmo misurare meglio
 le parole: ché il mondo
 deperisce eppure ingrassa;
 e mentre naufraga galleggia.
 È questa la fatica
 a cui siamo vocati: sostenere
 un doppio sguardo, capace
 di fissare in faccia la rovina
 e assieme la lamina di sole
 che accende ogni mattina.

 Franco Marcoaldi



                                                                   Nicoletta Tomàs



Alì dagli Occhi Azzurri
                             uno dei tanti figli di figli,
                             scenderà da Algeri, su navi
                             a vela e a remi. Saranno
                             con lui migliaia di uomini
                             coi corpicini e gli occhi
                             di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
                             Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
                             a milioni, vestiti di stracci
                             asiatici, e di camicie americane.
                             Subito i Calabresi diranno,
                             come da malandrini a malandrini:
                             " Ecco i vecchi fratelli,
                             coi figli e il pane e formaggio!"
                             Da Crotone o Palmi saliranno
                             a Napoli, e da lì a Barcellona,
                             a Salonicco e a Marsiglia,
                             nelle Città della Malavita.
                             Anime e angeli, topi e pidocchi,
                             col germe della Storia Antica
                             voleranno davanti alle willaye.

                             Essi sempre umili
                             essi sempre deboli
                             essi sempre timidi
                             essi sempre infimi
                             essi sempre colpevoli
                             essi sempre sudditi
                             essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
                             essi che si costruirono
                             leggi fuori dalla legge,
                             essi che si adattarono
                             a un mondo sotto il mondo
                             essi che credettero
                             in un Dio servo di Dio,
                             essi che cantavano
                             ai massacri dei re,
                             essi che ballavano
                             alle guerre borghesi,
                             essi che pregavano
                             alle lotte operaie...

Pier Paolo Pasolini







Come muore un poeta?
Su un letto di pietre e fango,
la bocca spaccata dalla ghiaia.
Il freddo ritrae lumache, snida vili e coltelli,
Bastano i pugni e una spranga
Le mani in tasca, gli occhiali,
i capelli di celluloide.
Sulla strada, sotto ruote
disegnarono rughe
come se le tue non bastassero
Frantumarono ossa e profezie
La pioggia lavò, riscrisse il corso
Cosa prova un poeta mentre muore?
La corda un nodo un coro, un ciack
il nero abito di una madre.
Appeso, come se così gli cuciste la bocca,
o bastasse strappare lingue per tacere.
È bruma la torbida veste di censori
che la d è minuscola, dio non va a capo
a capo chino oh, mio giovane poeta
ché la morte è destino della verità
l’ultimo verso lo leggeranno
sul corpo strappato.

Adele Musso 








Selezione poetica e immagini a cura di Fabrizio Sapio e Adele Musso

8 commenti:

  1. Adele la tua poesia è bellissima, di grande acutezza e immedesimazione. Brava, bella lattina tutta italiana. FAB

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    1. Grazie Fab,grandissimi autori quelli che mi precedono.

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  2. Io penso sinceramente che un poeta non muore mai. La poesia del Pagliarani e della Musso sono per me le più belle estorsioni.

    Emanuele Scaduto

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    1. mi onori, ma tu mi vuoi bene, si sa.

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  3. Pagina ricca di sentimenti "a misura", quante riflessioni! Il doppio sguardo ha vinto! Ci provo! Complimenti per il lavoro poetico!Condivido!
    Nina

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  4. Bravissima Adele, sono d'accordo con Emanuele, un poeta non muore. Un'altra carrellata di poesie delle quali è impossibile dire mi piace più questa o quest'altra, ognuna, con i suoi remi, e mi ha portata lontano. Un applauso ai curatori di questa magnifica lattina.

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    1. Grazie Jole, un poeta non muore mai e il suo corpo è solo un verso in più.

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  5. ...eppoi venne lui, il sempre irato,contro la corrente, magro di dolore,

    fatemi dire che io preferisco Pasolini, le sue corde mi legano stretto il cuore.

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