mercoledì 28 ottobre 2015

Piove in assenza di Ermione se Dio vuole, piove perché l'assenza è universale.





Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.


  




Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c'è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di ermione
se Dio vuole,
piove perché l'assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l'ha ordinato.

Piove sui nuovi epistemi
del primate adue piedi,
sull'uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

E. Montale 







Piove
Piove sul tetto
e sul comodino
piove
sul tuo volto divino
che ieri ridente
ed oggi è furente
Sulle soglie del brusco
non odo parole che dici
umane; ma odo
parole di rabbia frementi
d’insulti eloquenti
metafore urgenti
di gesti
che tu mi facesti
d’invito a salire
sul tetto a coprire
quel buco
che le troppe tegole smosse
sconvolse
Io figlio dell’ala
salita la scala
l’impervia pendenza
dell’alto mio tetto natìo
scrosciante per acqua
affronto in ardita baldanza
Creatura terrestre
mi lancio su ardite finestre
sicuro che sopra il balcone
raggiungo d’un balzo il cantone
e aggiusto la cima
e tutto sarà come prima

SORNIONE
Piove
ma sopra il cantone
già rorido per l’alluvione
invano
io spingo il mio piede silvano
Smarrita la presa
mi aggrappo alla gronda
che carica d’Io si sprofonda
Piove
e l’acqua fetente
costretta dall’anticiclone
sbatacchia la gronda
che simile all’onda
si schianta tra chiare ginestre
Repente
ritorno terrestre,
cadendo dall’alto balcone
offendo la schiena
e sento, scontento,
le vertebre
protundere in più direzione:

HO L’ERNIONE?

Piove
permango
bocconi nel fango
tra coccole aulenti
La figlia del limo
la rana
mi gracida sopra la testa
e salta beata
nel prato con l’insalata
Ma l’acqua ha un rigetto
creando scompenso alla fogna
che stràripa dal gabinetto
donando ai tuoi vestimenti
leggieri
mollicci escrementi.
La cacca t’attacca.
Lontana è la falla
che porta gli stronzi su a galla.
Chi sa dove? Chi a dove?
Al piano
da tutti gli alvèoli
il guano
ci allaccia i mallèoli
c’insozza i ginocchi
Piove
I tuoi occhi
rivelano foschi pensieri
che l’anima schiude
novella
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che più non t’illude

Fabrizio Sapio







Coglione!

Caduto, contuso,
effratto, sconchiuso
Che botto, di un botto dal tetto,
che stridulo urletto!
Stavolta s’è rotto.
Gli dissi: prudente,
se scivoli che risa la gente,
se cadi ti spacchi la faccia
ti rompi anche un dente!
Ma il coglione, mi disse:
non m’accadrà niente!
Salì su quel tetto
come un gatto che scotta
d’un tratto gli s’apre la patta!
Che orrore nell’acqua che scroscia!
Là dentro gli piove, e tutto…s’ammoscia!
Scendi coglione!
Non temere mia cara
mia limpida Hermione,
mi urla dal tetto,
io per te faccio tutto,
risalgo e riparo la gronda
mai s’abbia a bagnar la mia bionda!
Io sento quel tonfo giù lungo il selciato
e il grido che sale dal vicinato.
Hermioneee,
mi chiama con fiato spompato
La scala è in discesa e fuori
la pioggia continua impietosa.
Sai che ti dico? 
Sullo zerbino rimani
mio dolce cretino 
in disdicevole posa!
Ritorno all’alcova, del resto non s’esce
se piova.
Si inzuppano i tetti, i comignoli e i gatti
e quel tenero zuppo coglione
che continua a ripetere
aiutami, oh morbida Hermione!
S’anneghi il coglione dentro quel fiume
Io torno al mio letto di morbide piume!

Adele Musso






Jovanotti
Piove, senti come piove
madonna come piove
senti come viene giu'!
piove, senti come piove
madonna come piove
senti come viene giu'!





9 commenti:

  1. vedo con piacere che vi divertite voi poeti! Bravi Fabri e Ade.....a rileggervi.

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  2. wow, mi piacque assai questa compilation
    gd

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  3. Roberto Ardizzone28 ottobre 2015 18:52

    Bella compilation, ognuna esprime sentimenti diversi, in alcune parti pure divertente,ma la tua, Adele, bella si, ma la cattiveria verso quel povero "Coglione" dai, poverino!

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  4. non sono esperto di poesia ma anche a me è piaciuta questa pioggia a pù voci. bello bello (emoticon dell'ombrello)

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  5. Io ormai dopo il pezzo di Floriana non riesco più a leggere "La pioggia nel pineto" senza sbellicarmi, ma ho fatto altrettanto per le poesie di Fabrizio e Adele... la canzone di Jovanotti la adoro.

    Annalisa B.

    "Hai visto che piove,
    senti come viene giù
    tu che dicevi che non pioveva più
    che ormai non ti saresti mai più innamorata
    e adesso guardati sei tutta bagnata...

    ...la terra a volte va innaffiata con il pianto
    ma poi vedrai la pioggia tornerà..."

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  6. Ahahahaha io questa poesia la imparo a memoria!
    Questo nuovo modo di fare poesia mi piace e mi fa ridere! Continuate così!
    Nina

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