lunedì 16 giugno 2014

Consorzio di uomini



Quando la fatica di vivere diventa consapevolezza,
allora non c’è più via d’uscita.
La beffa di questa società superficiale e sciocca
diventa  burla del tuo sentire,
di quel che sei,
di ciò che vorresti essere.
Tutte le possibilità ti sono annientate,
disintegrate da burattinai incapaci e avidi
che ti spillano il futuro,
cioè te lo fottono goccia a goccia.
Ricchi sempre più ricchi
e piccolo-borghesi che lottano,
oggi,


per sopravvivere ad una povertà
che incalza con bestiale violenza,
e che sta depredando l’uomo dell’ultimo lembo di dignità,
che per abitudine, forse,
ancora si ostina a tenere stretto tra i denti.
I vecchi rifiutati, i malati, i senzatetto, i barboni,
oggi,
sono alla stregua di cani abbandonati in autostrada
da gente che vive di fatua moda e di abnormi egoismi.
Provi a gridare in questo deserto
ma è come se avessi in bocca pugni di sabbia
e la voce non ti esce,
rischi solo di soffocare e di essere travolto
da una folla disattenta
che fa solo finta di preoccuparsi del tuo domani.
In realtà non disdegnerebbe di prenderti a calci nelle palle.
Mai vorrei per mio figlio un futuro fatto di nulla
in questo che ancora insistiamo a chiamare
consorzio di uomini.

Bagheria, giugno 2013



Lucia Immordino


12 commenti:

  1. Ma che parole incazzate... mi piacciono le poesie con i calci nelle palle!
    brava lucia
    gd

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Alcune cose le devo scrivere in un modo piuttosto che in un altro: quando in me vibra dolore, sdegno, rabbia, gioia o simili sfumature ed espressioni del sentire umano, allora dico che si tratta di poesia, ma io so che il poetare è altra cosa.
      Grazie.
      LI.

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  2. Una Lucia riflessiva. Il titolo mi piace assai. A prima vista sembra si tratti di considerazioni arrendevoli ma poi la grinta supera il tutto con maestria poetica. Brava!
    Nina

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    1. Da questo scritto, in verità, schiuma tutto il mio sdegno per l'inettitudine di noi italiani: siamo una procella che il vento sbatte un po' di qua e un po' di là.
      Per dirla alla Dante : una ... nave sanza nocchiere in gran tempesta ...
      Coloro che pagheranno le spese per tanta inettitudine saranno i nostri ragazzi che sono già stati non dico privati, ma proprio defraudati del loro fututro.
      Grazie mia cara.
      L.I.

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  3. FedericoMoccio16 giugno 2014 21:28

    Bello, mi piace un sacco l'immagine dei pugni di sabbia in gola. Sei truce e non lo sai!

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  4. Si, lo so invece!
    Grazie Moccio.
    L.I.

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  5. brava brava brava brava brava Luce, me lo ricordo questo giugno 2013, come Ungaretti ci dai notizia dell'anno e del luogo, delle immagini che cogli dalla tua trincea, mio soldato impegnato in prima linea per la difesa del futuro con le radici ben salde nel passato. un'ultima cosa: sì, il poetare è anche questo, stanne certa. e se questo è truce, resta truce, sentinella

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    1. Suppongo tu sia Pat.
      Grazie per il bel commento: in effetti sei stata la prima a cui, nel giugno dell'anno scorso, feci leggere questo scritto.
      Cara, cara amica.
      L.I.

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  6. Posso dirti che questa è quella che mi è piaciuta di più? C'è molta amarezza, sincera e sentita. Brava L.I.

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    1. Cara Jole, permettimi di dirti che anche "Primi giorni a Milano" è amara, vera e molto provata.
      Grazie.
      Lucia.

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  7. Sono per ora in perfetta sintonia con il tuo sentire, la povertà incalza e anche lo sgomento per il degrado intellettuale a cui pare vogliono abituarci. Temo.
    Non è poesia, dici? diversamente poesia.

    Rosa L.

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