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mercoledì 17 febbraio 2016

Lattina Red Bull (V.18) Una notte d'amore è un libro letto in meno.








Rufino, Antologia Palatina, V, 36

Melìssa, Ròdope e Rodoclèa contendevano il vanto
chi fra di loro avesse più bello il fior del pube.                         
Vollero che io giudicassi, e come le celebri dee
mi si posero davanti nude, tutte odorose,                                        
tutte provocanti.
Quello di Ròdope in mezzo alle cosce
mi apparve divino, splendido 
come rosaio dischiuso da zéfiro vivace…
Quello di Rodoclèa stava nitido, scultoreo,
come tra bianche colonne un tempio, sacrale,
appena  appena disegnato da una peluria dorata.
Quello di Melìssa era turgido come
melograno maturo, rosato: un sogno.
Basta! ben sapendo quali pene ebbe Paride dal suo giudizio,
tutt’e tre le immortali io cinsi di vittoria. 


                                              Incisione, Giulio Romano (I modi)
 
P.Aretino  Sopra i XVI Modi di Giulio Romano: VI Modo

Tu m'hai il cazzo in la potta, e il cul mi vedi
 e io veggio il tuo cul com'egli è fatto,
 ma tu potresti dir ch'io sono un matto,
 perch'io tengo le mani ove stanno i piedi.
- Ma s'a codesto modo fotter credi,
 sei una bestia, e non ti verrà fatto;
 perch'asssai meglio del fotter m'adatto,
 quando col petto sul mio petto siedi.

- Io vi vo' fotter per lettera, Comare,
 e voglio farvi al cul tante mamine
 co le dita, col cazzo, e col menare,

e sentirete un piacer senza fine.
 E so ben ch'è più dolce ch'il grattare
 da Dee, da Duchesse e da Regine;

e mi direte al fine
 ch'io sono un valent'uomo in tal mestiero...
 Ma d'aver poco cazzo mi dispero.

                                           (Guido Cagnacci, nu feminino)
   
P.Aretino  Sopra i XVI Modi di Giulio Romano: I Modo

Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
 perché tutti per fotter nati siamo;
 e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
 e saria il mondo un cazzo senza questo.
E se post mortem fotter fosse onesto,
 direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;
 e di là fotterem Eva e Adamo,
 che trovarno il morir sì disonesto.

- Veramente egli è ver, che se i furfanti
 non mangiavan quel frutto traditore,
 io so che si sfoiavano gli amanti.

Ma lasciam'ir le ciance, e sino al core
 ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti
 l'anima, ch'in sul cazzo or nasce or muore;

e se possibil fore,
 non mi tener della potta anche i coglioni,
 d'ogni piacer fortuni testimoni.

                                                             (Pelagio Pelagi, Saffo e Rodope abbracciate 1808/1809)
      
Dioscòride, Antologia Palatina,  V – 94

Melìte, tu lo sai? Hai gli occhi di Era,
le mani di Atena, il seno di Afrodite,
le caviglie di Teti. Beato chi ti guarda,
tre volte di più chi ti ascolta,
un semidio chi ti ama, un dio chi ti possiede.


                                                                    (Tamara De Lempicka, La bella Rafaëla (1927)
                      


Tu lo sai che m’invento
quando ti voglio chiavare.
Coprirti di broccati con bottoni e nastrini
e ad uno ad uno senza fretta scioglierli
colle mani e coi denti.
Cospargerti di miele di lavanda
e leccarti dal petto alle cosce.
Legarti i polsi e spalancare
le gambe a ventaglio di carne.
Far del tuo corpo un arco
per aver bocca e fica
pronte alle mie mani.
Nel cielo incurvato del tuo palato
spinger la ghianda e il tronco
sino ai due testimoni dell’orgasmo.
E poi, sui caldi guanciali delle tue natiche
riposare.

F. Sapio 

                                                             (Picasso, Minotauro)


Il sogno della moglie del pescatore (shunga di Hokusai)



Non mi interessano i preliminari
godo d'orgasmo precoce
quelli li lascio a giovani puledre
Il freno, io, lo strappo con un morso
Sfiori la spalla
ti stringo il polso
cerco la tua bocca
E' guida il buio
e il fiato è l'orlo delle labbra.
Dell'amore in fondo non mi importa
Più che puoi l'affondo
sintesi e terminazione dell'inizio
che il guanto lo raccolsi
e lo nascondo.

A.M.
                                                     (Balthus, La chambre 1952/1954)



selezione poerotica e immagini a cura di Fabrizio Sapio e Adele Musso