Beviamo, perché attendere che si faccia sera e si
accendano le luci?
Il giorno è breve come un dito!
Ragazzo, tira giù le grandi coppe variopinte.
Il vino, che fa dimenticare il dolore,
lo ha donato agli uomini il figlio di Semele e Zeus.
Versa mescendo una e due parti da cima a fondo,
e che una tazza cacci via l'altra.” (fr. 346 Voigt)
ALCEO
Ametista 22
Conosco più d’un poeta di Vino
che annega nella liquida ebbrezza
la volontà del Vuoto e della Legge.
Sono i poeti che sanno
rubare grazia e forza
prima che passi la follia della vita
come un tannino che insapora acre
insanguinando la parola
col caldo coltello nella bocca.
Riconosco i loro felici labirinti
dal perdurare dei ponti e delle porte
e dall’odore rancido del vino vomitato
che ne segna il cammino.
Fabrizio Sapio
…
beve il milite e il clero,
beve questo, beve quella
beve il servo con l’ancella
beve il lesto, beve il pigro
beve il bianco e beve il nero
beve il certo, beve il vago
beve il rude, beve il mago.
beve il povero e il malato
beve l’esule , lo sconosciuto
beve il bimbo con l’anziano
beve il prete col decano
beve il fratello e la sorella
beve nonna e mamma
beve questa, bevon elle
Bevon cento, bevon mille…
(Carmina Burana)
Il vino dolce, glorioso
rende grasso e carnoso
il petto e lo apre.
Maturo, saporoso al gusto,
ci è molto gradito,
poiché eccita i sensi.
Il vino forte, il vino puro
rende l’uomo baldanzoso
e scaccia il freddo.
Ma il vino aspro punge la lingua,
macchia tutto l’intestino
e rovina il corpo.
Quello invece che è chiaretto
rende roco il bevitore
e lo fa spesso mingere.
Il vino poi che è torbido
suole infiacchire il corpo
e togliere il colore.
Il vino rosso sottile
non è da ritenersi vile,
perché dona colorito.
Il cedrino, simile all’oro,
fa molto bene all’intestino
e soffoca i languori.
Ma la bianca acqua maledetta
sia da noi messa al bando
perché eccita la milza.
(Morando da Padova)
(Bar a les Folies Bergères, 1882 Manet)




