mercoledì 6 aprile 2016

Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta" Disse il Corvo: "Mai più





                                                               (Gustave Dorè)



The raven - il corvo

Siano queste parole d'addio" alzandomi gridai
"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,
Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno
Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,
Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"
Disse il Corvo: "Mai più
E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora
Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.
E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante
E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.
E l'anima mia dall'ombra che galleggia sul pavimento
Non si solleverà "Mai più" mai più.

Edgar Allan Poe 




Un sogno dentro un sogno
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

Edgar Allan Poe





Vi son profumi acuti per i quali
 porosa è ogni materia: si direbbe
 che attraversino il vetro. Nell'aprire
 un cofanetto giunto dall'oriente,
 la cui cerniera si contorce e stride
 gridando, o in una casa abbandonata
 un qualche armadio polveroso e nero,
 pieno dell'acre odore degli andati
 tempi, a volte un'antica vi si scopre
 memore fiala dalla quale sprizza,
 piena di vita, un'anima risorta.
 Mille pensieri che dormivan, funebri
 crisalidi, fremendo dolcemente
 nelle pesanti tenebre, ora spiegano
 l'ali e prendono slancio, colorati
 di cielo, rilucenti in rosa, e d'oro
 laminati. Ed allora, ecco, volteggia
 il ricordo nell'aria torbida; ecco
 si chiudon gli occhi e afferra la Vertigine
 l'anima vinta e a due mani verso
 un abisso oscurato da miasmi
 umani la sospinge, poi l'atterra
 sull'orlo d'un abisso secolare
 ove, odoroso Lazzaro che straccia
 il suo sudario, risorgendo s'agita
 lo spettrale cadavere d'un vecchio
 rancido amore, affascinante e pieno
 d'un tanfo sepolcrale. Così quando
 sarò perduto dentro la memoria
 degli uomini, gettato in un armadio
 sinistro, vecchia fiala desolata,
 polverosa, decrepita, vischiosa,
 sporca, abietta e incrinata, sarò allora,
 o pestilenza amabile, tua bara!
 della tua forza e virulenza, o caro
 veleno preparatomi dagli angeli,
 testimonio! liquore che mi struggi,
 tu, la vita e la morte del mio cuore!  

C.Baudelaire


                                      (Carlo Farneti, illustrazioni per Le fleurs du mal, 1934)



Elle est retrouvée.
Quoi ? - L'Eternité.
C'est la mer allée
Avec le soleil.

Ame sentinelle,
Murmurons l'aveu
De la nuit si nulle
Et du jour en feu.

Des humains suffrages,
Des communs élans
Là tu te dégages
Et voles selon.

Puisque de vous seules,
Braises de satin,
Le Devoir s'exhale
Sans qu'on dise : enfin.

Là pas d'espérance,
Nul orietur.
Science avec patience,
Le supplice est sûr.

Elle est retrouvée.
Quoi ? - L'Eternité.
C'est la mer allée
Avec le soleil.
A. Rimbaud

(È ritrovata.
Che? - L'Eternità.
È il mare
 alleato del sole.

 Anima sentinella,
 lo sfogo confessiamo
della notte così nulla
 e del giorno di fuoco.

 Dai suffragi umani,
 da comuni slanci
là tu ti disciogli
 e voli a seconda...

Poiché da voi soli,
 tizzoni di raso,
 il Dovere si esala
 senza dire: infine.

Là, nessuna speranza,
 nessun orietur,
 scienza con pazienza,
il supplizio è sicuro.

È ritrovata.
Che? - L'Eternità.
È il mare
 alleato del sole.)


                                                           (Armand Rassenfosse, 1899)


 Selezione poetica e immagini a cura di Adele Musso e Fabrizio Sapio